mercoledì 2 dicembre 2009

Lunfardo una lingua per il Tango? di Rubén Andrés Costanzo parte seconda


Il primo a fare un’analisi sistematica del lunfardo fu Antonio Dellepiane, in 1894 nel libro: El Idioma del Delito, che dopo un’interessante introduzione ci dà il primo dizionario lunfardo-spagnolo. Egli sostiene: “I criminali recidivi, i ladri di professione… si servono, nelle relazioni private che mantengono fra di loro, di un linguaggio speciale, interamente proprio….ricevendo in Francia il nome di argot, quello di gergo in Italia, in Spagna quello di bribia, germania, hampa o calò e quello di lunfardo nella Repubblica Argentina”4. Ci sono altre testimonianze documentate sul lunfardo prima del 1894 che lo relazionano sempre con il mondo della malavita di BsAs5.

Se l’origine del lunfardo avviene nel mondo della malavita, come riesce questo gergo ad intrecciarsi con il linguaggio delle classi popolari di Buenos Aires? Un’ipotesi è che i delinquenti provenissero in maggioranza dalla classi povere che abitavano nei sobborghi, altra ipotesi è che i primi a pubblicare informazioni sul lunfardo non fecero ricerche lingustiche tra gli abitanti dei sobborghi ma tra i delinquenti6.
Nel suo libro, Dellepiane fa riferimento ad una “letteratura lunfarda”. L’autore cita inoltre un articolo del poeta nicararaguence Ruben Darìo pubblicato nel 1894 a Buenos Aires; Darìo ci parla sull’utizzo del lunfardo nella scrittura decandentista di Bryson e dell’argot in Jean Richepin7. È difficile pensare che i malavitosi dedicassero tempo a creare una “letteratura”, è più probablie pensare all’esistenza di un gruppo di intellettuali che voleva arrivare alle classi marginali utilizzando parole del lessico lunfardo.
Buenos Aires all’inizio del ‘900 era un’autentico caos urbano, migliaia di immigrati provenienti da Paesi con culture diverse si ammucchiavano nelle periferie in maniera disordinata e non si era formato ancora un linguaggio porteño. C’era una disperata ricerca di un’identità culturale e senza dubbio l’utilizzo del vocabolario lunfardo – da parte di poeti, drammaturghi, romanzieri e parolieri di tango – forniva una strada a quella ricerca.

Josè Gobello nel suo Dizionario, si interroga e si risponde: “Cos’è il lunfardo? Niente di più difficile che azzeccare una definizione capace di soddisfare ugualmente linguisti, studiosi e semplici parlanti….Il lunfardo è, a mio parere un repertorio di termini portati dalla immigrazione, durante la seconda metà del secolo scorso (Ntd: XIX) e fino allo scoppio della prima guerra mondiale e assimilati dal popolo di Buenos Aires, nel cui discorso si mescolavano con altri di origine contadina, e quechuismi e lusismi che circolavano già nel parlato popolare, dando forma ad un lessico che adesso circola a tutti livelli sociali nelle repubbliche del Rio de la Plata”8.
C’è invece chi si oppone a questa definizione, il grande inquisitore Jorge Luis Borges che, in un’intervista con il giornalista Antonio Carrizo, affermò: “Io ho l’impressione che tutto il lunfardo è artificiale. Che sia una invenzione di Gobello … e di Vacarezza”9. Più che una diversa opinione quella di Borges è un’accusa grave, ma Gobello raccoglie il guanto ed ammette: “M’inchino, nella buona compagnia di Borges, a pensare che come linguaggio e come livello di lingua il lunfardo è una creazione letteraria; vale a dire: un linguaggio fittizio, non parlato mai nella vita reale, anche se molti di suoi elementi lessicali furono usuali nella bocca del popolo; non parlato mai da persone in carne e ossa, ma da soggetti di carta e inchiostro. Per questo, quando dico che il lunfardo è un livello di lingua e mi domandano: ‘livello di chi?’, stò attento a dire che è il livello dei compadritos (NdT: boss del quartiere). Quello che dico è che si tratta del livello di lingua dei personaggi del tango e del sainete (NdT: genere teatrale popolare centrato sui personaggi di Buenos Aires, di moda all’inizio del ‘900). Il Gauchesco e il lunfardo sono due artifici, begli artifici attorno ai quali si crearono una cultura gauchesca…. e una cultura lunfardesca, che inizia con la poesia del bordello e sainetes primitivi, passando dal cuplè malevo, Contursi Carlos de la Pùa, e arrivando al surrealismo di Horacio Ferrer”10.

continua domani...

4 Antonio Dellepiane. El idioma del Delito. Arnoldo Moen, Editor . Buonos Aires 1894 (Fu pubblicata una seconda edizione nel 1967)
5 José Gobello, Lunfardía.Argos, Buenos Aires1953. cita a :
Benigno B. Lugones, Los beduinos urbanos (bocetos policiales). La Nación Buenos Aires 18 marzo 1879
Benigno B. Lugones, Los caballeros de industria (bocetos policiales). La Nación Buenos Aires 6 aprile 1879
José Gobello y Luis Soler Cañas, Primera antología lunfarda, Las Orillas, Buenos. Aires., 1961. cita a :
Juan A. Piaggio. Calò porteño. La Naciòn Buenos Aires 11 febbraio 1887
6 Antonio Dellepiane era membro della comissione di controllo delle carceri di Buenos Aires, nel frontispizio del libro El idioma del delito troviamo la scritta “Contributo allo studio della psicologia criminale”.
7 Antonio Dellepiane. Op.Cit Alla pag 44 cita due aritcoli del poeta Ruben Darìo scritti per il giornale La Naciòn il 29 aprile e il 16 maggio 1894. Gli articoli parlano di Bryson scrittore decadentista americano corrispondente del New York Heral a Buenos Aires e lo scrittore francese Jean Richepin promotore del tango in Europa che nel 1896 aveva scritto la prefazione di un dizionario Argot-Francese. Alla fine del libro è presente un’appendice dedicata alla “letteratura lunfarda”
8 Josè Gobello Nuevo diccionario lunfardo. Corregidor. Buenos Aires 1997
9 Antonio Carrizo Jorge L. Borges. Borges el memorioso. Corversaciones de Jorge Luis Borges con Antonio Carrizo. Fondo de Cultura Economica. Mexico 1986
10 Josè Gobello. El libro de los 30 años de la Academia Porteña del Lunfardo. Fraterna. Buenos Aires 1993 Prelunfardismos, Paralunfardimos, Postlunfardismos.

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